E´ dal 2006 che i "Passaggi di Tempo" portano avanti l´idea del loro cantante e fondatore, Romolo Carloni: creare un ensamble che renda omaggio a Fabrizio De Andrè, considerato ormai da tutti come uno dei più grandi poeti italiani del ´900.
Un´ idea che col tempo è divenuta quasi necessità, che è apparsa ogni anno più forte e viva, probabilmente perchè è impossibile suonare la musica di Fabrizio e cantare la sua poesia senza innamorarsene profondamente, senza rimanere stregati da ogni sua nota, da ogni sua parola.
Quella di De Andrè è una musica che incanta se stessa e chi la suona, prima ancora di chi l´ascolta. Anche per questo, però, la scelta di dedicarsi alla musica del cantautore genovese si rivela decisamente impegnativa; non solo per lo spessore della sua poetica, per la sua bellezza quasi intimidatoria, ma anche per la varietà e la raffinatezza degli arrangiamenti che l´ hanno accompagnata e sorretta anno dopo anno, capolavoro dopo capolavoro.
Esempio raro nel panorama musicale italiano, De Andrè ha saputo esprimere una straordinaria apertura alle sonorità e agli stili più diversi, muovendosi così in una direzione tematicamente e discograficamente "rischiosa", che egli stesso definiva "costantemente ostinata e contraria". Ed è proprio questa direzione, questo spirito, ad essere alla base dell´ attività dei Passaggi di Tempo, che portano in giro un ensamble di ben nove elementi, muovendosi in direzione "ostinata e contraria" rispetto alle logiche di mercato che spesso portano a svuotare i palchi per riempire le tasche.
Una scelta sicuramente rischiosa ma necessaria, se vogliamo addirittura doverosa, per poter disporre di una tavolozza sonora in grado di restituire almeno un po´ della complessità timbrico/stilistica della musica di De Andrè. Sarebbe altrimenti stato impossibile riuscire a proporre brani e arrangiamenti diversissimi, relativi ai diversi momenti della densa carriera dell´artista. Sarebbe stato impossibile ricreare lo spirito tradizionale di brani come "La Ballata Del Michè" o "Don Raffaè", che a volte assume contorni quasi fiabeschi in brani come "Geordie", e poi passare al pop raffinato di brani come "La Canzone di Marinella", "Dolcenera" o "Anime Salve". Sarebbe stato impossibile restituire le sonorità profondamente etniche di brani come "Creuza de Mà" o "Megu Megun" e poi spostarsi verso le divagazioni quasi progressive relative all´ indimenticabile collaborazione di De Andrè con la PFM, in brani come "Il Pescatore", "Bocca di Rosa" o "Un Giudice".
La bravura e la raffinatezza dei musicisti, molti dei quali polistrumentisti, unite alla timbrica vocale del cantante Romolo Carloni, straordinariamente vicina a quella del compianto cantautore, sapranno regalarvi uno spettacolo estremamente suggestivo.